Se dovessi stilare una personale classifica di gradimento per ciò che concerne il vasto panorama di cantautori Italiani, lo scettro di "Reginetto" andrebbe sicuramente al cantautore romano Francesco De Gregori.Naturalmente si tratta di una estimazione musicale soggettiva dettata sia dall'amore per le musicalità delle sue canzoni sia per la sensibilità che il noto cantautore ha rispetto ai temi sociali e di attualità: la sua non è una musica "sociale" ma siccome l'artista è una persona, in quanto tale ha passioni, umanità e sensibilità proprie che si ricombinano ogni volta, in una sorta di "alchimia artistica" dando vita alle canzoni.
E il connubio arte-attualità è una caratteristica che da sempre mi ha colpito e incuriosito..
A tale proposito, volevo sottoporre un articolo di RaiNews 24, in cui De Gregori, ospite a "Omnibus La7", esprime la sua opinione in merito al '68 e alla situazione politica Italiana dei nostri giorni.
Roma, 5 giugno 2008
Francesco De Gregori ribadisce la sua visione critica di alcuni retaggi del movimento del '68, una presa di posizione che nel recente passato ha irritato molti simpatizzanti di sinistra innamorati del cantautore romano.
"Forse la responsabilità maggiore del '68 in Italia è quella di non aver contribuito a creare la classe dirigente degli anni successivi", ha continuato il cantautore. "Si può dire anche che ha screditato la scuola, che ha interrotto il principio di autorità e che ha eliminato totalmente la meritocrazia. Ma se ne possono dire anche di positive. Ma mentre in altri Paesi vediamo gente con responsabilità di governo che è venuta da quella cultura e che grazie a quella cultura è diventata classe dirigente e ha modernizzato le proprie società, non credo si possa dire lo stesso per quanto riguarda l'Italia".
"Non si può dire 'Berlusconi mi piace o non mi piace'. E' un atteggiamento quanto mai semplicistico e un po' rozzo", ha proseguito De Gregori nell'intervista ad Antonello Piroso, che gli ha ricordato un recente titolo di stampa che attribuiva al cantautore romano un appoggio al presidente del Consiglio.
"Io argomento semplicemente il fatto che, rimanendo un uomo di sinistra ma che alla sinistra non 'appartiene' - nel senso che verifica giorno per giorno quanto questo essere di sinistra sia suffragato dai fatti, e finora non ho mai avuto smentite - dico che se il centrodestra ha vinto le elezioni con tanta larghezza di voti - ha detto ancora De Gregori -, se più di metà del Paese ha votato compatta per i suoi rappresentanti, non possiamo considerarli dei barbari che vengono e ci torchiano e quindi aspettarci cinque anni di cupa controriforma. Dobbiamo sperare e cercare di cogliere quanto piu' possibile dei lati di positività in quello che faranno".
Secondo De Gregori la questione è modernizzare il Paese: che lo faccia Berlusconi o qualcun altro... l'importante è che qualcuno lo faccia. E questo, per le persone in buona fede che sanno ascoltare quando uno parla, non vuol dire che essere diventato 'berlusconiano"'.
De Gregori ha concluso: "Ma poi è così importante se io sono di sinistra o di destra? Il valore di quello che ho fatto sta nelle cose che ho scritto. Il mio problema è che quando mi chiedono come la penso io non mi sottraggo e l'ho sempre detto, da quando avevo vent'anni fino ad oggi, e continuerò a fare cosi'. Qui ci sono dei dischi che cantano. Facciamo cantare quelli"
http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=82431
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